Premenopausa: i sintomi iniziali e cosa li causa
I sintomi iniziali della premenopausa arrivano quasi sempre dopo i 40 anni, mentre il ciclo c’è ancora: un ciclo che si accorcia o si allunga, risvegli alle due o alle tre di notte, articolazioni rigide al mattino, sbalzi d’umore, tensione al seno la settimana prima delle mestruazioni, stanchezza e peso che sale con esami «normali». Le vampate, che tutte associano alla menopausa, arrivano spesso per ultime. Dietro c’è un ordine preciso: il progesterone cala per primo, gli estrogeni oscillano, e ogni sintomo ha il suo ormone. Qui li trovi tutti, uno per uno, con l’età in cui compaiono e gli esami da chiedere.
«Dottoressa, da qualche tempo non mi riconosco più.» È la frase che sento più spesso in studio, e dietro ci sono scene diverse. C’è chi si sveglia alle tre di notte completamente sudata, e chi alle due, lucida come se fosse mattina, per poi crollare alle cinque. Chi prova una spossatezza mai avvertita prima. Chi nota che i vestiti stringono un po’ di più sulla vita, con la stessa dieta di sempre. Chi si alza rigida e ha bisogno di un quarto d’ora per sentirsi «oliata». Chi piange senza un motivo e poi si irrita per niente. Chi ha ancora il ciclo, ma non è più quello di prima. Gli esami della tiroide sono normali. Hai 42, 45, 48 anni, e ognuno di questi disturbi ha già ricevuto la sua spiegazione: lo stress, il lavoro, i figli, l’età.
Presi uno per uno sembrano problemi diversi. Presi insieme, sono spesso i sintomi iniziali della premenopausa: gli anni in cui le ovaie cominciano a produrre gli ormoni in modo irregolare, molto prima che il ciclo si fermi. Non sono «fisse», e non sono segnali di resa del corpo: sono la risposta fisiologica di un organismo a cui stanno cambiando gli ormoni. Non è colpa tua, e non sei sola. Sono una specialista in medicina interna e vedo queste donne ogni giorno: quasi nessuna arriva sapendo che i pezzi appartengono allo stesso quadro. In questo articolo prendo i dieci sintomi che abbiamo raccolto per la nostra comunità, li spiego uno per uno con l’ormone che c’è dietro, aggiungo quelli che non trovi in nessuna lista, e ti dico che cosa chiedere al medico, cosa portare alla visita e quando non aspettare.
Premenopausa o perimenopausa? La differenza, e perché per te conta poco
Gli stadi della menopausa: i primi sintomi compaiono in premenopausa, quando il ciclo è ancora regolare; in perimenopausa il ciclo cambia e arrivano vampate e sudorazioni notturne; dopo l'ultimo ciclo restano i sintomi della carenza e, negli anni, i rischi per ossa, cuore e vie urinarie.
Nel linguaggio comune «premenopausa» indica gli anni che precedono la menopausa: il ciclo c’è ancora, ma gli ormoni hanno iniziato a cambiare. Il termine medico per questa fase è perimenopausa, o transizione menopausale. A rigore, in medicina «premenopausa» sarebbe tutta l’età fertile; ma se hai cercato «premenopausa sintomi» stai cercando la stessa cosa che noi chiamiamo perimenopausa, e in questo articolo uso le due parole come sinonimi.
Il passaggio si può descrivere in quattro fasi. Nella prima il ciclo è ancora regolare, ma gli ormoni iniziano a fluttuare: è qui che compaiono i primi risvegli, i primi dolori, i primi sbalzi d’umore, ed è il momento in cui quasi nessuno pensa alla menopausa, perché il ciclo c’è. Nella seconda, la perimenopausa vera e propria, inizia il cambiamento del ciclo. La menopausa è un giorno preciso, che si riconosce solo a posteriori: dodici mesi consecutivi senza mestruazioni. Tutto quello che viene dopo è postmenopausa. Nello schema qui accanto, la prima fase si chiama premenopausa e la seconda perimenopausa: nel linguaggio comune «premenopausa» le copre entrambe, ed è così che la uso qui.
I criteri internazionali (STRAW+10) fissano l’inizio della transizione a un segno concreto: la durata del ciclo che cambia in modo persistente di almeno sette giorni da un mese all’altro; la fase avanzata comincia quando passano sessanta giorni o più senza mestruazioni. Tutto ciò che succede fra quel primo cambiamento e l’ultimo ciclo è la premenopausa di cui parliamo qui.
A che età iniziano i sintomi della premenopausa, e quanto durano
Per la maggior parte delle donne i primi segnali compaiono dopo i 40 anni. Nello studio americano che per primo ne ha misurato la durata, la perimenopausa comincia di solito dopo i 45 anni e la menopausa arriva intorno ai 51; in Italia l’Istituto Superiore di Sanità la colloca fra i 45 e i 55 anni. La transizione dura in media alcuni anni, con grandi differenze da donna a donna. Non esiste un’età «giusta»: conta il quadro, non il calendario, e a 42 anni un ciclo che cambia insieme a due o tre dei sintomi qui sotto merita la stessa attenzione che avrebbe a 48.
Un caso a parte è la menopausa indotta da un intervento chirurgico che rimuove le ovaie. Lì la privazione ormonale è brusca, eppure i sintomi possono comparire anche mesi dopo, quando il corpo si accorge di essere rimasto senza protezione: in quel caso la valutazione ormonale va fatta subito, non aspettando i sintomi. Lo stesso vale per una menopausa che arriva presto, prima dei 45 anni: in un’analisi di oltre 300.000 donne, chi era entrata in menopausa prima dei 40 anni aveva negli anni successivi un rischio di malattia cardiovascolare più alto del 55%, e fra i 40 e i 44 anni del 30%, rispetto a chi ci arriva a 50 o 51. È il motivo per cui, quando la privazione ormonale comincia molti anni prima, la protezione conta ancora di più.
Cosa succede agli ormoni: il progesterone cala per primo
Dietro tutti questi sintomi c’è un ordine preciso. L’ovulazione diventa irregolare, e siccome il progesterone viene prodotto solo dopo l’ovulazione, è in genere il primo ormone a calare quando ci avviciniamo alla menopausa. Gli estrogeni invece non scendono in linea retta: oscillano, e in alcuni cicli sono perfino più alti di prima, come hanno mostrato le misurazioni ciclo per ciclo nelle donne in perimenopausa. Il risultato è uno sbilanciamento fra estrogeni e progesterone, quella che chiamo estrogeno-dominanza: non tanto «pochi ormoni», quanto ormoni in rapporto sbagliato fra loro. È da questo rapporto sbagliato che nascono molti dei sintomi iniziali, mesi o anni prima della carenza vera e propria.
In premenopausa il progesterone, prodotto solo dopo l'ovulazione, è il primo a mancare; gli estrogeni non calano in linea retta ma oscillano. Lo sbilanciamento fra i due spiega molti dei primi sintomi.
Il primo posto in cui te ne accorgi, spesso, è la settimana prima del ciclo. La tensione al seno, il gonfiore, il mal di testa e l’irritabilità che conoscevi da sempre nei giorni prima delle mestruazioni arrivano prima, durano di più e si fanno più forti: è la vecchia sindrome premestruale amplificata da estrogeni che, per un tratto, prevalgono senza il contrappeso del progesterone. Più lentamente calano anche il testosterone e il DHEA, e la tiroide risente di tutto questo, come vedremo.
I 10 sintomi della menopausa, uno per uno (e quando compaiono)
Sono i dieci sintomi che abbiamo raccolto per la nostra comunità su Facebook. Li trovi qui nello stesso ordine, con due cose in più per ciascuno: quando compare di solito, e quale ormone c’è dietro. Perché l’ordine in cui li senti nominare non è quello in cui arrivano: le vampate, che tutti associano alla menopausa, spesso sono fra gli ultimi, e quello che arriva prima è più silenzioso. È proprio per questo che nessuno lo collega agli ormoni.
| # | Il sintomo | Quando compare di solito | L'ormone che c'è dietro |
|---|---|---|---|
| 1 | Vampate di calore | più avanti, spesso fra gli ultimi; a volte con il ciclo ancora presente | il calo degli estrogeni sul termostato del cervello |
| 2 | Sudorazioni notturne | insieme alle vampate | lo stesso termostato, di notte |
| 3 | Cambiamenti d'umore e irritabilità | presto, con il ciclo ancora regolare | progesterone (GABA, serotonina) ed estrogeni che oscillano |
| 4 | Irregolarità del ciclo mestruale | il primo segno che porta davvero a pensare agli ormoni | progesterone che cala per primo, estrogeni che oscillano |
| 5 | Secchezza vaginale | gradualmente, prima a tratti | calo degli estrogeni sulle mucose |
| 6 | Disturbi del sonno (insonnia) | presto: i risvegli alle due | progesterone, il primo a calare |
| 7 | Aumento del peso e rallentamento del metabolismo | gradualmente, con esami «normali» | estrogeni che prevalgono sul progesterone e frenano gli ormoni tiroidei |
| 8 | Calo della libido | gradualmente | testosterone in calo lento, più la secchezza |
| 9 | Difficoltà di concentrazione («nebbia mentale») | presto, e spaventa | estrogeni che oscillano |
| 10 | Ipersensibilità o dolore al seno | presto: come una tensione premestruale che arriva prima e dura di più | estrogeni che prevalgono sul progesterone |
1: Vampate di calore
Le vampate sono il sintomo che tutte conoscono, e spesso non sono il primo ma uno degli ultimi. Ne soffre la maggior parte delle donne durante o dopo la transizione, possono iniziare quando il ciclo c’è ancora e durano a lungo: in mediana 7,4 anni, e oltre 11 quando cominciano in perimenopausa. Sono in buona parte l’effetto del calo degli estrogeni sul termostato del cervello, l’ipotalamo, che perde la sua zona di tolleranza e reagisce a variazioni minime della temperatura interna come se fossero un colpo di calore.
C’è una cosa che di solito non ti dicono: le vampate non sono solo un fastidio da sopportare. Nell’analisi di sei studi che hanno seguito le donne per anni, chi aveva vampate e sudorazioni intense aveva, negli anni successivi, un rischio di malattia cardiovascolare circa doppio rispetto a chi non le aveva, ed era la severità a contare, non la frequenza. È un’associazione, non una condanna. Ma è un motivo in più per parlarne al medico, invece di aspettare che passino da sole.
Se aspetti le vampate per prendere sul serio gli altri sintomi, aspetti anni.
2: Sudorazioni notturne
Svegliarsi alle tre completamente sudata, con il cuscino bagnato, è la versione notturna dello stesso termostato: di notte le vampate diventano sudorazioni. Spesso arrivano insieme a tachicardia o palpitazioni, un cuore che accelera senza uno sforzo: sono frequenti fra la perimenopausa e i primi anni dopo la menopausa. Anche per le sudorazioni vale quello che ho detto delle vampate: quando sono frequenti non sono un dettaglio, e nella stessa analisi chi le aveva spesso aveva un rischio cardiovascolare più alto negli anni successivi.
3: Cambiamenti d’umore e irritabilità
Irascibilità alternata a momenti di depressione e crisi di pianto, senza un motivo che le giustifichi. Sbalzi improvvisi che creano frustrazione, in te e in chi ti sta accanto. Molte donne mi descrivono un’ansia nuova, mai avuta prima, con episodi di pianto improvviso, o una sensibilità allo stress che non riconoscono come propria.
Il progesterone, oltre che sul sonno, agisce sul sistema GABA e sulla produzione di serotonina: garantisce quella che chiamo tranquillità mentale, e quando cala, cala anche lei. Gli estrogeni a loro volta oscillano, e con loro la serotonina. Questi sintomi compaiono presto, con il ciclo ancora regolare, e vanno presi sul serio: in donne che non avevano mai sofferto di depressione, la probabilità di un punteggio depressivo alto durante la transizione è risultata più di quattro volte maggiore che negli anni precedenti. Debolezza no, e nemmeno «sbalzi» da minimizzare: in alcune donne è una depressione vera, che va riconosciuta e curata come tale. È un cervello che riceve segnali ormonali incoerenti.
4: Irregolarità del ciclo mestruale
È il primo segno che il corpo manda che porta davvero a pensare agli ormoni, e dietro c’è l’ordine di cui parlavo: il progesterone che cala per primo, gli estrogeni che oscillano. Il ciclo può allungarsi oppure accorciarsi; nella fase di transizione i cicli possono diventare più brevi, più lunghi, più abbondanti o più radi, fino alla completa scomparsa. A volte compaiono perdite fra un ciclo e l’altro. I criteri internazionali fissano l’inizio della transizione a un cambiamento persistente di almeno sette giorni nella durata del ciclo. Le mestruazioni abbondanti o lunghe sono più comuni di quanto si pensi: fra 1.320 donne che hanno tenuto un diario mestruale per dieci anni, tre su quattro hanno avuto almeno tre cicli con mestruazioni di dieci giorni o più, e una su tre almeno tre episodi di flusso molto abbondante di tre giorni o più. Sono variazioni che nella maggior parte dei casi sono fisiologiche, ma un ciclo che cambia va comunque raccontato al medico, e un flusso molto abbondante o prolungato va sempre valutato, perché anche fibromi, polipi e altre condizioni possono modificarlo.
Due avvertenze pratiche. Se prendi la pillola, il ciclo che vedi è indotto dal farmaco e non racconta nulla delle tue ovaie: secondo le linee guida NICE, in chi usa un contraccettivo combinato nemmeno l’FSH serve a capire a che punto sei. E finché il ciclo c’è, anche irregolare, una gravidanza resta possibile: la contraccezione va discussa con il medico, non data per superata.
5: Secchezza vaginale
A livello vaginale l’epitelio della mucosa si assottiglia e le terminazioni nervose, che ci sono sempre state, diventano più vicine alla superficie: da qui il bruciore e il dolore nei rapporti, la dispareunia, che in premenopausa può essere ancora solo periodica. Con la mucosa più sottile arrivano anche le cistiti ricorrenti, con cicli di antibiotici che si ripetono, e una vescica più «urgente»: le piccole perdite di urina occasionali diventano più probabili già in perimenopausa, e ancora di più nella fase avanzata della transizione. Le società scientifiche internazionali raggruppano secchezza, dolore nei rapporti e disturbi urinari in un’unica sindrome genito-urinaria della menopausa, definita proprio dal calo degli estrogeni. E la secchezza non si ferma qui: più sotto trovi occhi, bocca, pelle e intestino, che quasi nessuno collega alla stessa causa.
6: Disturbi del sonno (insonnia)
Non è l’insonnia di chi non riesce ad addormentarsi. È il risveglio alle due o alle tre del mattino, lucida, «pronta per andare al lavoro», per poi crollare alle cinque e svegliarsi con la sveglia già stanca. I risvegli notturni sono tipici di questa fase, e arrivano presto, spesso anni prima delle vampate.
La spiegazione sta nel progesterone, il primo ormone a calare. Il progesterone agisce sul recettore GABA del cervello: concilia il sonno e ne migliora la qualità. Il suo metabolita, l’allopregnanolone, è uno dei più potenti modulatori naturali del recettore GABA-A, il principale freno del sistema nervoso. Quando il progesterone manca, il sonno diventa leggero e frammentato. Assomiglia all’ansia da lavoro, ma non lo è: gli studi che hanno seguito le donne attraverso la transizione mostrano che le difficoltà ad addormentarsi e a restare addormentate crescono con il procedere della transizione e con il calo dell’estradiolo.
7: Aumento del peso e rallentamento del metabolismo
Una spossatezza mai avvertita prima, i vestiti che stringono sulla vita, e un esame della tiroide che risulta normale. Tiroide e menopausa sono strettamente concatenate. Gli ormoni sessuali regolano anche il lavoro della tiroide, e in premenopausa, quando gli estrogeni prevalgono sul progesterone, si legano alle proteine che trasportano gli ormoni tiroidei nel sangue e li rendono poco disponibili alle cellule: i valori nel referto restano nei limiti, ma l’ormone non arriva dove serve. Il calo degli ormoni sessuali ostacola anche la conversione dell’FT4 nella forma attiva, l’FT3. Il risultato è che in menopausa il calo degli ormoni sessuali rallenta il metabolismo anche quando gli esami tiroidei risultano normali: gli sbalzi fra estrogeni e progesterone rallentano l’azione degli ormoni tiroidei, il metabolismo rallenta e il peso aumenta, e con il metabolismo rallenta l’energia.
Il peso sale con la stessa dieta di sempre, e sempre sull’addome. Gli studi che hanno seguito le donne per anni mostrano che con la menopausa il grasso si sposta verso l’addome indipendentemente dall’età, e che il dispendio energetico a riposo si riduce. La questione non è solo quanto mangi, e ridurre ancora le calorie non risolve un metabolismo che ha rallentato per ragioni ormonali. Menopausa e aumento di peso vanno spesso di pari passo, ma non è colpa tua.
8: Calo della libido
La riduzione del desiderio sessuale e della sensibilità fisica, condizionata sia dai cambiamenti ormonali sia dai fastidi vaginali, e il senso di colpa che segue. Il testosterone viene considerato l’ormone degli uomini, e non è così: nella donna partecipa al metabolismo dell’osso e al mantenimento della massa muscolare, e sostiene il desiderio sessuale. Cala gradualmente con gli anni e, sommato alla secchezza e al dolore nei rapporti, spiega perché il desiderio scenda proprio in questa fase. Non è un problema di coppia, e non è nella tua testa: è un ormone, e si misura.
9: Difficoltà di concentrazione («nebbia mentale»)
Momenti di sbadataggine, vuoti di memoria a breve termine, difficoltà a mantenere l’attenzione: il nome che manca, la frase che si perde a metà. La difficoltà di concentrazione e la perdita di memoria a breve termine sono sintomi che molte donne riportano già in perimenopausa, e che spaventano perché sembrano un inizio di declino. Non lo sono, e non è l’inizio di una demenza: lo studio che ha seguito più di 2.300 donne attraverso la transizione ha misurato un calo reale ma transitorio della capacità di apprendere e ricordare, che si recupera dopo la menopausa. Il cervello ha bisogno di estrogeni, si nutre di estrogeni, e le oscillazioni di questi anni si sentono.
10: Ipersensibilità o dolore al seno
Una sensazione di gonfiore, tensione o dolenzia alle mammelle, simile a quella che si prova prima del ciclo mestruale, ma che ora arriva prima, dura di più e non aspetta il ciclo. È uno dei sintomi più precoci, e uno di quelli che più spesso vengono presi per altro. La causa è il rapporto sbagliato di cui parlavo: estrogeni che per un tratto prevalgono sul progesterone, e un eccesso relativo di estrogeni può causare tensione mammaria. Una cosa va detta chiara: la tensione diffusa, a entrambi i seni, che va e viene con il ciclo, è ormonale; un nodulo, un dolore fisso in un punto solo o un cambiamento della pelle vanno sempre controllati, e la premenopausa non è un motivo per rimandare i controlli senologici.
I sintomi che non trovi in nessuna lista (e che vedo ogni giorno)
Nel post chiedevamo: «Ne hai alcuni non presenti in queste immagini?». Sì, quasi sempre. E spesso sono i primi ad arrivare.
Ti alzi «arrugginita»: dolori articolari e rigidità mattutina
Indolenzimento delle articolazioni, caviglie e polsi soprattutto; la mattina ci si sveglia e ci si sente arrugginite, e ci vuole un quarto d’ora per «partire». Il dolore migra: una volta una spalla, una volta un ginocchio, spesso di notte. È uno dei sintomi per cui più spesso le donne arrivano da me, e di cui nessuno parla mai.
Il meccanismo è infiammatorio: la carenza di ormoni sessuali, e in particolare lo squilibrio fra estrogeni e progesterone, infiamma le inserzioni dei tendini. Oltre il 70% delle donne ha sintomi muscolo-scheletrici nel passaggio dalla perimenopausa alla postmenopausa, e una su quattro ne è limitata nelle attività. Tante pazienti arrivano da me con una diagnosi di fibromialgia fatta sulla risposta a una piccola dose di cortisone, senza un esame che la confermi. Alcune hanno davvero bisogno di un approfondimento reumatologico, e in quel caso va fatto. Ma in molte il dolore dipende dallo squilibrio ormonale: quando l’equilibrio viene ripristinato, i dolori regrediscono, e nella mia esperienza spesso del tutto.
La secchezza che non si ferma alla vagina: occhi, bocca, pelle, intestino
Uno degli aspetti fondamentali di questa fase è la secchezza delle mucose, e riguarda molto più della vagina: gli occhi, la bocca, la pelle, l’intestino. Il calo degli estrogeni può causare secchezza anche di occhi, bocca e intestino, con stitichezza e occhi che bruciano. Anche la bocca ne risente più di quanto si creda: la mucosa orale ha recettori per gli estrogeni, e alcuni disturbi del cavo orale diventano più frequenti dopo la menopausa, anche se quanto dipenda dagli ormoni non è ancora chiaro.
Spesso vengono da me signore con una diagnosi di sindrome di Sjögren: quando c’è, è una diagnosi precisa, ma a volte è stata fatta per esclusione, e la secchezza di bocca, occhi e pelle è molto spesso correlata al deficit di ormoni sessuali.
Acufeni: un ronzio che senti soprattutto di notte
Hai mai percepito quel ronzio silenzioso nell’orecchio, soprattutto di notte? Quasi nessuno lo collega alla menopausa. Gli estrogeni sembrano avere un ruolo nella protezione delle cellule dell’orecchio interno, dove i loro recettori sono presenti, ma nell’uomo le evidenze sono ancora limitate, e gli acufeni fanno parte dei sintomi che vedo comparire con il calo ormonale.
Mal di testa che cambia ritmo
Un’emicrania che si fa più frequente, o un mal di testa nuovo, spesso legato ai giorni del ciclo. Le oscillazioni degli estrogeni sono un innesco noto dell’emicrania, e nelle donne che già ne soffrono gli attacchi diventano più frequenti in perimenopausa. Anche questo, di solito, viene curato come un problema a sé.
Pelle più secca, capelli più sottili, e a volte l’acne che torna
La pelle diventa più secca e perde tono, i capelli si assottigliano. Il calo degli estrogeni riduce la sintesi del collagene e, con meno estrogeni a bilanciarli, gli androgeni agiscono più liberamente sul bulbo pilifero: è il diradamento tipico di questi anni. Lo stesso squilibrio spiega una cosa che sorprende molte donne: l’acne che torna a 45 anni, sul mento e lungo la mandibola, e che non è più «da adolescente». Negli anni intorno alla menopausa l’aumento relativo degli androgeni si manifesta proprio così: acne, qualche pelo in più sul viso, capelli più radi. Dopo la menopausa il contenuto di collagene della pelle continua a diminuire negli anni, e molte donne notano i primi cambiamenti già in questa fase.
Perché nessuno te li collega agli ormoni
Per quattro ragioni. La prima è che arrivano uno alla volta, a distanza di mesi, e ognuno ha una spiegazione pronta: lo stress per il sonno, l’età per le articolazioni, il carattere per l’umore. La seconda è che arrivano mentre il ciclo c’è ancora, e «menopausa» sembra una parola per i cinquant’anni. La terza è che ogni sintomo va da uno specialista diverso: il reumatologo per i dolori, il neurologo per la testa, l’endocrinologo per una tiroide che risulta normale, lo psicologo per l’ansia. Nessuno vede il quadro intero, e il quadro intero è ormonale.
La quarta è la più profonda: la paura. Tre generazioni di donne sono cresciute con l’idea che estrogeno voglia dire tumore, e con loro anche i medici. È l’eredità di uno studio americano del 2002, la Women’s Health Initiative, condotto con ormoni sintetici per bocca su oltre 16.000 donne fra i 50 e i 79 anni, che ha fatto abbandonare in tutto il mondo la terapia ormonale e, con lei, l’abitudine a guardare gli ormoni come causa dei sintomi: quello che chiamo terrorismo psicologico. Quei rischi sono stati ridimensionati negli anni successivi, e riguardavano principalmente gli ormoni sintetici, ma vent’anni di paura non si cancellano in fretta. Troppi medici, oberati di turni, notti e reperibilità, non hanno avuto il tempo di aggiornarsi su quello che nel frattempo è cambiato, e un medico che ti dice che «è normale» e che «devi sopportare» ti sta ripetendo, in buona fede, quello che si diceva vent’anni fa.
La ricerca conferma che il quadro è unico: in un’analisi di oltre 147.000 registrazioni di sintomi, la stanchezza è riportata da tre donne su quattro già in perimenopausa, il mal di testa da più di una su due, con frequenze paragonabili a quelle delle donne che non hanno ancora alcun cambiamento del ciclo; e dopo la menopausa la stanchezza è riferita perfino più spesso delle vampate. È il motivo per cui una specialista in medicina interna come me si occupa di menopausa: perché non riguarda solo l’apparato genitale, ma il cuore, le ossa, il cervello, la tiroide.
Come capire se sei in premenopausa: cosa chiedere al medico
Se hai più di 45 anni, un ciclo che sta cambiando e sintomi vasomotori comparsi da poco, come vampate o sudorazioni notturne, le linee guida britanniche NICE indicano di riconoscere la perimenopausa dal quadro clinico, senza esami di laboratorio; l’FSH si considera solo fra i 40 e i 45 anni, o sotto i 40, per confermare il sospetto. Per gli altri sintomi di cui abbiamo parlato vale lo stesso principio: si parte da quello che racconti, non da un numero.
Il dosaggio ormonale serve a un’altra cosa: a vedere quali ormoni stanno cambiando e in che rapporto fra loro, che è l’unico modo per costruire una terapia su misura invece di una terapia uguale per tutte. Un singolo valore di FSH dice poco, perché in questa fase oscilla da un ciclo all’altro; conta il profilo completo, letto insieme ai sintomi. È l’esame che chiedo sempre: un semplice prelievo in cui si vede se quei cinque o sei ormoni fondamentali sono in equilibrio e hanno valori giusti. Nel profilo che chiedo io ci sono estradiolo e progesterone, FSH, testosterone e DHEA, e la tiroide con TSH, FT3 e FT4, perché una tiroide che rallenta si sovrappone ai sintomi della premenopausa e va distinta.
«Sarà lo stress?» è la domanda che mi fanno tutte. Lo stress può dare stanchezza, sonno leggero e irritabilità, e in questa fase spesso c’è. Ma da solo non spiega un ciclo che cambia, le articolazioni rigide al mattino, la secchezza o le cistiti che tornano: quando questi sintomi compaiono insieme, la risposta è più probabilmente ormonale, e il profilo lo chiarisce. E lo stress non è un’alternativa agli ormoni: fa parte dello stesso quadro. Sotto stress prolungato l’organismo dirotta le sue risorse sulla produzione di cortisolo, a spese del DHEA, il precursore da cui derivano testosterone ed estrogeni: è quello che chiamo il furto del cortisolo, ed è uno dei motivi per cui in questi anni lo stress pesa più di prima. Chiedi anche che vengano escluse le altre cause dei tuoi sintomi, perché alcune si somigliano davvero e si distinguono con esami semplici:
| Se hai soprattutto… | Può essere anche… | L'esame che lo chiarisce |
|---|---|---|
| stanchezza, peso che sale, freddo, stitichezza, pelle secca, capelli che cadono, memoria che cede | una tiroide che rallenta (ipotiroidismo): in premenopausa i due quadri si sovrappongono quasi punto per punto, e possono coesistere | TSH, FT3 e FT4, letti insieme al profilo ormonale e ai sintomi, non da soli |
| vampate, cuore che corre, agitazione, dimagrimento senza dieta | una tiroide che accelera (ipertiroidismo) | gli stessi tre valori |
| stanchezza anche a riposo, fiato corto senza sforzo, capelli che cadono, battito accelerato, acufeni, soprattutto se i cicli sono abbondanti | una carenza di ferro | emocromo e ferritina |
| russare forte, pause del respiro che nota chi ti dorme accanto, stanchezza pesante di giorno | apnee notturne | uno studio del sonno |
| articolazioni gonfie e calde, rigidità che dura ore | un problema reumatologico | indici di infiammazione e una visita reumatologica |
| peso che si accumula sull'addome con una glicemia normale | una resistenza all'insulina | insulina a digiuno, accanto alla glicemia |
| sonno leggero, umore basso e stanchezza, ma ciclo regolare, niente vampate, niente secchezza e niente dolori | stress o depressione, da riconoscere e curare per sé | il colloquio con il medico; il profilo ormonale dice se c'è anche una componente ormonale |
Una terapia ormonale non sostituisce quella valutazione: viene dopo, e la presuppone.
Prima della visita: il diario che vale più di un esame
Sopra i 45 anni la perimenopausa si riconosce dal quadro clinico, non da un valore specifico: quello che racconti è la prova. Per questo, prima di una visita, tre cicli annotati valgono più di un esame fatto a caso. Segna, anche sul telefono:
il ciclo: data di inizio e di fine, quanto è abbondante, le eventuali perdite fra un ciclo e l’altro
le notti: a che ora ti sei svegliata, se sudata o lucida, quante volte
i sintomi del giorno, in una riga: vampate (quante), umore, dolori (dove), mal di testa, tensione al seno, e in quale giorno del ciclo compaiono, perché la settimana prima delle mestruazioni racconta molto
quali dei quindici sintomi di questo articolo riconosci, e da quanto tempo
gli esami già fatti, con le date: tiroide, emocromo e ferritina, glicemia, eventuali dosaggi ormonali
farmaci e contraccettivi che usi, e la storia di famiglia che conta in questa valutazione: menopausa precoce, tumore al seno, trombosi, osteoporosi
Alla prima visita quel diario, insieme all’anamnesi completa e agli esami del sangue, è il punto di partenza di una terapia costruita su misura, e ti risparmia il giro di specialisti in cui ogni sintomo viene guardato da solo.
Quando non aspettare: i segnali da far valutare subito
Quasi tutto quello che hai letto finora è fisiologico e si affronta con calma. Alcune cose no, e le dico proprio perché la premenopausa non deve diventare la spiegazione di tutto:
un sanguinamento che compare dopo dodici mesi senza mestruazioni, anche una volta sola e anche poco: va sempre valutato, e le linee guida britanniche sui sospetti oncologici lo mandano a un accertamento urgente dopo i 55 anni e lo considerano anche prima
un flusso così abbondante da lasciarti capogiri o fiato corto, o perdite che non si fermano fra un ciclo e l’altro
un nodulo al seno, una retrazione o una secrezione da un solo capezzolo, un cambiamento della pelle del seno: non è tensione ormonale, e va visto
un mal di testa nuovo, improvviso e violento, o accompagnato da disturbi della vista, della parola o della forza
palpitazioni con dolore al petto, affanno o svenimento
un umore così basso da farti pensare di farti del male: si chiede aiuto subito, non alla prossima visita
Niente di questo esclude la premenopausa. Vuol dire solo che prima si guarda lì.
La premenopausa è il momento migliore per intervenire
Non esiste più dire che è una fase della vita che devi sopportare. La menopausa si può curare, non solo sopportare: per decenni è stata trattata come una fase fisiologica da accettare, ma ripristinando l’equilibrio ormonale una donna può vivere gli anni successivi senza i sintomi e i rischi associati al calo della produzione ormonale. Gli ormoni per una donna sono come l’acqua per le piante: dare acqua a una pianta che abbiamo smesso di annaffiare la fa rinvigorire.
Il momento migliore per iniziare una terapia ormonale è proprio la perimenopausa, quando il ciclo c’è ancora, magari già un po’ irregolare, e i primi sintomi sono comparsi: l’ideale è accompagnare dolcemente una donna in menopausa, con dosi piccole, invece di aspettare che la menopausa sia arrivata e i sintomi si siano strutturati. La terapia con ormoni bioidentici è una terapia ormonale integrativa, una forma di terapia ormonale sostitutiva (TOS) in cui le molecole sono identiche a quelle prodotte dal corpo: integra ciò che il corpo non produce più, con la stessa molecola. Ogni terapia è personalizzata, costruita e cucita a partire dall’esame del sangue di ciascuna donna, nella dose minima che riequilibra, e non si fa da sole: ci vuole un medico che ti faccia fare gli esami e ti segua nel tempo. Il ripristino dell’equilibrio ormonale aiuta a eliminare i sintomi della menopausa (vampate, sudorazioni notturne, tachicardia, disturbi del sonno, alterazioni dell’umore e del ciclo, acufeni) o ad attenuarli quando sono molto severi. Oltre ad agire sui sintomi nel breve termine, la terapia contribuisce alla prevenzione e alla protezione a lungo termine su ossa, cuore e cervello: il massimo beneficio si ottiene quando la terapia è iniziata entro circa 10 anni dalla menopausa o prima dei 60 anni, e i benefici restano anche dopo.
È questo che intendo quando dico che le donne devono proteggersi: la terapia non è un lusso e non è una scelta estetica, è protezione del corpo negli anni in cui perde quella che gli ormoni gli davano. E vale per tutte le terapie ormonali: sintetica o bioidentica, l’importante è proteggersi. La bioidentica è la mia scelta perché si può costruire su misura, non perché le altre non esistano. Non è una terapia uguale per tutte: la terapia ormonale bioidentica si costruisce sul profilo ormonale e sulla storia clinica di ciascuna, viene seguita nel tempo con controlli periodici, e la decisione di iniziare si prende solo se il profilo personale la richiede e la giustifica. Il Percorso Ormonale Bioidentico comincia sempre da una conversazione, non da una prescrizione. Il giusto supporto medico, un’alimentazione corretta, un’attività fisica adatta e una terapia personalizzata, che insieme permettono di vivere questa stagione di la nostra vita con energia e lucidità, non di sopportarla.
Se ti sei riconosciuta in tre o quattro di questi sintomi, non aspettare che il ciclo si fermi per parlarne. Non devi limitarti a sopportare. Il primo passo è una consulenza conoscitiva gratuita, anche in videochiamata, in cui parliamo dei tuoi sintomi e della tua storia e valutiamo insieme se ha senso approfondire con un profilo ormonale.
Medyca è un servizio fondato dalla Dr.ssa Cristina Lenzi, tra i pochi medici in Italia esperti nella terapia BHRT, riconosciuta in Italia e Regno Unito, e specializzata alla prescrizione di terapie con ormoni bioidentici.
La prima consulenza conoscitiva è gratuita e senza impegno: è il modo per informarti e capire se il percorso fa per te. Seguiamo pazienti da tutta Italia e anche all'estero tramite videochiamate, con appuntamenti di persona nel nostro studio a Siena.
Fonti
- Harlow SD, Gass M, Hall JE, et al. Executive summary of the Stages of Reproductive Aging Workshop + 10. J Clin Endocrinol Metab 2012;97(4):1159-1168. PMID 22344196
- Istituto Superiore di Sanità, ISSalute. Menopausa. issalute.it
- Santoro N, Brown JR, Adel T, Skurnick JH. Characterization of reproductive hormonal dynamics in the perimenopause. J Clin Endocrinol Metab 1996;81(4):1495-1501. PMID 8636357
- Wright VJ, Schwartzman JD, Itinoche R, Wittstein J. The musculoskeletal syndrome of menopause. Climacteric 2024;27(5):466-472. PMID 39077777
- Freeman EW, Sammel MD, Lin H, Nelson DB. Associations of hormones and menopausal status with depressed mood in women with no history of depression. Arch Gen Psychiatry 2006;63(4):375-382. PMID 16585466
- Greendale GA, Huang MH, Wight RG, et al. Effects of the menopause transition and hormone use on cognitive performance in midlife women (SWAN). Neurology 2009;72(21):1850-1857. PMID 19470968
- Avis NE, Crawford SL, Greendale G, et al. Duration of menopausal vasomotor symptoms over the menopause transition (SWAN). JAMA Intern Med 2015;175(4):531-539. PMID 25686030
- Portman DJ, Gass ML; Vulvovaginal Atrophy Terminology Consensus Conference Panel. Genitourinary syndrome of menopause: new terminology for vulvovaginal atrophy from the ISSWSH and the North American Menopause Society. Maturitas 2014;79(3):349-354. PMID 25179577
- Aras SG, Grant AD, Konhilas JP. Clustering of >145,000 symptom logs reveals distinct pre, peri, and post menopausal phenotypes. Sci Rep 2025;15:1091. PMID 39753725
- NICE. Menopause: identification and management (NG23), raccomandazioni 1.2.3, 1.3.1, 1.3.5 e 1.3.6, versione aggiornata 2026. nice.org.uk/guidance/ng23
- Zhu D, Chung HF, Dobson AJ, et al. Age at natural menopause and risk of incident cardiovascular disease: a pooled analysis of individual patient data. Lancet Public Health 2019;4(11):e553-e564. PMID 31588031
- Zhu D, Chung HF, Dobson AJ, et al. Vasomotor menopausal symptoms and risk of cardiovascular disease: a pooled analysis of six prospective studies. Am J Obstet Gynecol 2020;223(6):898.e1-898.e16. PMID 32585222
- Paramsothy P, Harlow SD, Greendale GA, et al. Bleeding patterns during the menopausal transition in the multi-ethnic Study of Women's Health Across the Nation (SWAN): a prospective cohort study. BJOG 2014;121(12):1564-1573. PMID 24735184
- Rossouw JE, Anderson GL, Prentice RL, et al.; Writing Group for the Women's Health Initiative Investigators. Risks and benefits of estrogen plus progestin in healthy postmenopausal women: principal results from the WHI randomized controlled trial. JAMA 2002;288(3):321-333. PMID 12117397
- NICE. Suspected cancer: recognition and referral (NG12), raccomandazioni 1.4.1, 1.4.2, 1.5.12 e 1.5.14, versione aggiornata al 15/04/2026. nice.org.uk/guidance/ng12
- Istituto Superiore di Sanità, ISSalute. Schede Ipotiroidismo, Anemia da carenza di ferro e Apnea notturna ostruttiva (sintomi). ipotiroidismo · anemia da carenza di ferro · apnea notturna ostruttiva
